lunedì 1 marzo 2010

Phonemedia in lotta sostiene il 1° marzo migrante








I lavoratori e le lavoratrici Phonemedia in lotta solidarizzano con le/i migranti che oggi hanno scioperato e sono scesi in strada per reclamare i propri diritti.

Come lavoratori e lavoratrici invisibili tendiamo una mano a chi conosce l’invisibilità sulla propria pelle. Bisogna estendere i diritti per tutt@, lavoratori precari, intermittenti e migranti realizzando un nuovo welfare da costruire dal basso; fondamentale è non lasciare nell’oblio nessuno; un passaggio obbligato in questa fase storica.

Il mercato del lavoro gioca al ribasso sulle nostre esistenze, non dobbiamo farci frammentare, non dobbiamo cadere nella trappola della guerra fra poveri.

cuffie in Agitazione

operatori ed operatrici Phonemedia Trino Vercellese-Gaglianico-Novara

domenica 21 febbraio 2010

cuffie in Agitazione incontrano Beppe Grillo


il reddito è un diritto!


La continuità e la certezza del diritto al reddito per noi lavoratori e lavoratrici Phonemedia è un Tabù, oltre ad essere invisibili sullaspetto della nostra identità lavorativa e proprietaria, siamo invisibili anche sul piano dei diritti. Come lavoratori e lavoratrici in lotta dobbiamo costruire una piattaforma rivendicativa e di proposta che sappia colmare lassenza della politica, i finanziamenti e i prestiti non possono definirsi interventi in supporto al reddito. REDDITO SUBITO! REDDITO PER TUTTE/I!

La politica locale interviene sul dibattito creatosi su di noi promettendo piani di emergenza alla crisi che vanno incontro i lavoratori e le lavoratrici ed alle loro famiglie, in sostanza il microcredito. Noi come ripetiamo da mesi non vogliamo prestiti o manovre assistenzialiste, NOI PRETENDIAMO UNA CARTA DEI SERVIZI LOCALE CHE CI FACCIA ACCEDERE AI NOSTRI DIRITTI ED AL WELFARE.
VOGLIAMO CHE SI BLOCCHINO GLI SFRATTI E I MUTUI.

Come lavoratori e lavoratrici Phonemedia dobbiamo comprendere che per intensificare la nostra voce e la nostra battaglia dobbiamo collegarci a tutte le altre aziende in crisi sul territorio e non. La nostra situazione è stata provocata da un nuovo modello di fare impresa che ha generato questa crisi. DOBBIAMO COSTRUIRE COORDINAMENTI DI AZIENDE IN CRISI!

basta precarietà, vogliamo dignità!

cuffie in Agitazione

http://www.youtube.com/watch?v=0lpr9eO-wg0

mercoledì 17 febbraio 2010

Phonemedia, ammortizzatori beffa a Vercelli///support cuffie in Agitazione





da "il manifesto"
* di Mauro Ravarino - TRINO VERCELLESE
CALL CENTER
Phonemedia, ammortizzatori beffa a Vercelli
La nebbia della bassa vercellese non dà scampo, il freddo entra nelle ossa. Anche se ci vivi da tempo, non ti abitui mai. Per fortuna, all'interno della sede occupata di Phonemedia di Trino si sta al caldo. Dai primi di dicembre i lavoratori vivono e dormono qui. Si danno il cambio. Non prendono lo stipendio, hanno perso le commesse (Telecom in testa), ma non sono né cassaintegrati né licenziati. «Il problema è definirsi, non sappiamo più chi siamo. Se vai in banca ti rispondono picche» spiega Roberto Croce, rsa Cgil. Da quando sono finiti nelle mani di una società fantasma, Omega, sono piombati in un limbo infernale.
Loro, 7 mila in Italia, 1500 in Piemonte e 300 a Trino, non sono spettri, sono persone, magari monoreddito, con una famiglia alle spalle e il padrone di casa pronto a cacciarti. È già successo, pure a Trino. Hanno pudore nel parlarne, ma sono stufi: «Stufi delle promesse dei politici. Vogliamo che si blocchino gli sfratti e i mutui e un sostegno al reddito vero, non prestiti agevolati. Ci spaventa anche solo l'idea di diventare debitori. Chiediamo l'erogazione diretta di denaro».
Lunedì, poteva essere un giorno utile. Invece, è stato un bluff. A Vercelli, in un consiglio provinciale infuocato, a pochi giorni dall'arresto del presidente Renzo Masoero per concussione, si discuteva della possibilità di destinare ai lavoratori Phonemedia 500 mila euro dei fondi Scanzano (compensazioni nucleari). «Siamo andati in consiglio - racconta Matteo, 23 anni - perché quei soldi, 800 o 1000 euro a testa, ce li avevano assicurati entro fine febbraio, ma abbiamo scoperto che li avremo forse a fine marzo». Poi la beffa: la stessa delibera destina quasi 3 milioni di euro «per la valorizzazione turistica» all'associazione Terre d'Acqua vicina a Roberto Rosso. Proprio quell'onorevole Rosso, trinese, parlamentare Pdl, consigliere provinciale, che si era fatto garante della promessa.
«Una sceneggiata». Prende il microfono Croce il mattino dopo nella sede occupata. «C'era chi rideva, chi leggeva il giornale. Rosso mi ha detto: "Cosa vuoi che siano due settimane in più?"». A lato dell'assemblea, c'è ancora chi dorme: negli uffici ci sono le brande, poi volantini, striscioni, per il resto tutto in ordine. È rimasta pure appesa una foto patinata del geometra novarese Francesco Cazzago, il padrone che ha venduto la sua creatura a Omega e ora vorrebbe tornare a Trino per costruire una centrale a biomasse. Domani, i lavoratori andranno a Novara per un corteo con i colleghi delle altre sedi. Replicheranno il 22, il giorno in cui il tribunale di Novara si pronuncerà sull'insolvenza dell'azienda. «Un commissariamento ci consentirebbe di accedere agli ammortizzatori e richiamare commesse pubbliche», spiega Salvatore Midolo, l'anima movimentista e sigla «cuffie in agitazione».
Nei corridoi si incrociano storie e generazioni. Margherita De Sanctis ha 52 anni «Dopo decenni precari, nel dicembre del 2008 finalmente un contratto a tempo indeterminato. Neanche un anno e l'ho perso». Girolamo Bavetta, 25 anni, ha iniziato da studente universitario: «Dicevano che c'era la crisi, ma ci facevano fare straordinari non pagati. Per non parlare delle commesse nei periodi pre-elettorali, telefonate per Forza Italia oltre i tempi della campagna». A Trino, sono venuti anche i lavoratori biellesi di Phonemedia: «Siamo stati i primi a scioperare e ora non abbiamo nemmeno più la sede», dice Salvatore Trupiano.
A pranzo, si attraversa il gelo fino alla Tenda Verde. Filippa Carpino, tre anni a mille euro al mese, ha due figli e un marito, Turi, carpentiere, che ha pavimentato la tenda: «Stasera - racconta mentre prepara il caffé - dormirò qui, la solidarietà tra noi è la cosa più bella». I lavoratori hanno aperto due conti: i trinesi uno intestato a Comune di Trino (corso Cavour 17, causale: sostegno ai lavoratori del call center di Trino IT26T0609044840000000000825; i biellesi uno intestato a Monica Antonelli (fondo solidarietà lavoratori Phonemedia Biella) IT06K0306967684510218802512.

martedì 26 gennaio 2010

cuffie in Agitazione bloccano tangenziale!



cuffie in Agitazione on the streets!
Le operatrici e gli operatori Phonemedia insieme ai lavoratori e alle lavoratrici Cerutti bloccano la tangenziale.

Da una delle storiche aziende vercellesi, la Cerutti, ora in crisi, si sono unite le lotte. Il blocco stradale, durato circa 2 ore, ha creato una fila immensa fino e oltre il casello autostradale.

welfare, diritti, reddito! ora!

domenica 24 gennaio 2010

sostieni le cuffie in Agitazione e la tenda verde!






Il call center Phonemedia di Trino Vercellese era una sede che operava nel campo della comunicazione ed aveva una tipologia di lavorazione outbound, in sostanza, effettuava chiamate in uscita in telemarketing tramite centinaia di operatori e operatrici.

Il lavoro delle operatrici e degli operatori ruotava attorno ad uno dei nodi produttivi più influenti del nuovo millenio, la comunicazione. Telemarketing, direct marketing, contact center, inbound, outbound, ad alcuni queste parole non dicono niente, altri ne conoscono alcune, ma in realtà tutti le conosciamo benissimo su noi stessi. Ce lo dicono anche a scuola o nei colloqui di lavoro, "la nostra è la società della comunicazione!"sarà!
In effetti, la comunicazione commerciale la conosciamo, o meglio, la subiamo, mentre guardiamo una partita di calcio, mentre camminiamo per strada o mentre siamo in casa e squilla il telefono.

La corsa al consumo creata da bisogni indotti, la ricchezza accumulata attraverso le relazioni, la forza lavoro derivante dalle intelligenze che producono beni, servizi, o produzioni immateriali, questi sono gli elementi del sistema base che fanno muovere "la nuova fabbrica", il call center.

In precedenza i lavoratori e le lavoratrici Phonemedia avevano come contratto nazionale quello del commercio, ora hanno quello molto più giovane delle telecomunicazioni, scarno sul profilo dei diritti e delle garanzie sociali. La precarietà all'interno dell'azienda conosceva tutte le sue sfumature, molti contratti a scadenza e molti co.co.pro di diverse tipologie.

Nel territorio vercellese Phonemedia rappresentava una delle aziende più grosse, appunto come conferma del passagio dal fordismo al post-fordismo, dalla vecchia classe operaia al sopravvento delle nuove forme produttive, il "general intellect".

La manovra imprenditoriale di Phonemedia, e più in generale di Omega, segue le linee guida del nuovo metodo di "fare impresa" figlie del liberismo economico più sfrenato che contraddistingue la nostra epoca.

Migliaia di lavoratori e lavoratrici senza stipendio, imprenditori che prelevano aziende e le lasciano per far fruttare i profitti attorno le transizioni o i fallimenti, capitali in fondi poco chiari e sconosciuti. Attorno queste vicende si palesa la crisi e si intuisce che il sistema è in fase di discesa. Questa precipitazione per adesso la stanno subendo solo gli ultimi, il sistema si sta avvillupando attorno ad essa e sta ulturiormente speculando, ma allo stesso tempo infragilendo.

Le vicende direttamente subite sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici parlano di come questa crisi la stiano effettivamente subendo solo loro.
La precarietà è entrata nella vita delle persone, di tutte, a prescindere dal loro contratto di lavoro. Quattro mesi senza stipendio nel limbo dell'invisbilità sociale mentre con il cannocchiale scrutano le misure di protezione sociale che tardano ad arrivare e che forse non arriveranno mai. Non possono accedere a nulla, il welfare per loro non esiste.

I lavoratori e le lavoratrici Phonemedia non godono di nessun ammortizzatore sociale finchè non si risolvono le sorti dell'azienda, cioè finchè non si comprende se si arriverà al commissariamento o al fallimento.

La crisi globale, come tutti sanno, nasce dalla relazione dei debiti e crediti e parallelamente dalle distruzioni al sistema sociale tramite liberalizzazioni e privatizzazioni.
La governance non si interessa del welfare, pensa a tappare i propri buchi e a non implodere; il comportamento sulla vicenda Phonemedia, ma più in generale sulla crisi stessa lo dimostra.

Il governo e le amministrazioni locali dinnanzi a questa crisi intervengono con finanziamenti e prestiti.
La regione Piemonte interviene con una copertura finanziaria intermediata dalle banche che arriva fino a 2.500 euro per i lavoratori e le lavoratrici che non prendono stipendio da almeno 3 mesi, cosa simile fa la Provincia di Vercelli.

Queste misure sono riduttive, non coprono i bisogni e le necessità reali, queste misure non danno nessuno apporto in supplenza degli ammortizzatori sociali.
Quello che realmente chiedono i lavoratori e le lavoratrici è l'erogazione di denaro diretto, un supporto vero in favore del reddito che escluda anche la sola remota possibilità di essere debitore di qualcuno o di qualcosa. Bisogna aprire il welfare state per queste donne e questi uomini invisibili, bloccare i mutui e gli sfratti; questi sono gli interventi necessari che devono investire sia la comunità locale sia il governo nazionale.

La risposta alla "crisi" di Phonemedia non sta nell'aspettare l'arrivo di qualche altro nuovo padrone, ma sta nel garantire continuità di reddito e avere libero accesso ai servizi sociali, come del resto deve essere la risposta alla crisi in maniera più generale.


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cuffie in Agitazione contestano Roby Red!

lunedì 18 gennaio 2010

Aggiornamenti da Phonemedia in lotta!




I racconti e le immagini dei lavoratori Phonemedia di Trino vc che da 45 giorni presidiano e occupano l'azienda.

La lotta dei lavoratori e delle lavoratrici dei call center va avanti da ormai parecchi mesi; i/le operatori/trici del call center Phonemedia di Trino vc oltre a condurre un presidio con tenda all'entrata del paese ed occupare l'azienda stanno cercando di uscire dall'invisibilità incontrando i propri colleghi, unendo così i percorsi e le esperienze di lotta.

I lavoratori e le lavoratrici dei call center reclamano anche maggiore visibilità dai media nazionali che finora hanno pressochè taciuto su queste vicende di imprenditori invisibili e di società fantasma dentro i circuiti della finanza globale.

sosteniamo la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici Phonemedia!

www.piratidellerisaie.tk